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La processione col giglio

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Da molti anni si è soliti costruire a Recale il così detto GIGLIO per rendere più grandiosa la festa in onore del Protettore.
L’origine di questa importante costruzione si fa risalire all’usanza dei primi cristiani di cospargere di fiori e particolarmente di gigli la strada che doveva percorrere un loro trionfatore, nel ritornare da una sua missione o dall’esilio. Poiché il nostro gran Santo si trovò in questa circostanza, quando fece il suo trionfale ritorno dall’Asia a Roma, indubbiamente la strada che dovette fare fu coperta di gigli da tutti i suoi seguaci, che lo andarono ad attendere al suo sbarco ad Ostia, per accompagnarlo poi fino a Roma.

Questa usanza di cospargere fiori incominciò a ripetersi nel solennizzare l’annuale ricorrenza del glorioso ritorno; però, a poco a poco, fu abolito e i fedeli, nell’ora saputa del giorno del trionfo, si recavano al luogo dello sbarco con aste recanti, allo loro estremità, dei gigli. Col passare del tempo si abolì pure il fiore sull’asta e s’incominciò a costruire una macchina in legno, esternamente addobbata con gli stessi fiori, sulla quale i fedeli ricordavano di aver collocato il Santo, durante il ritorno predetto.

Questa macchina è stata sempre più perfezionata, per cui oggi ha assunto la definitiva forma piramidale a base quadrata, di lato mt. 3,50 e di altezza mt. 27.
Il nome “GIGLIO” attribuito a quest’imponente costruzione non corrisponde, in effetti alla sua forma e alla sua apparenza. Un nome architettonico più appropriato è quello di “Guglia”, forma questa a tutti conosciuta perché abbondante nel Duomo di Milano. 
Oggi la veste di questa costruzione ha raggiunto perfezioni artistiche mirabili. Trattasi di lavoro eseguito su forma di legno e carta pressata, rappresentante tutti gli stili architettonici, storia dell’arte, plastica e pittura. Il Giglio viene ordinariamente rinnovato ogni quattro anni e, quindi, vengono rinnovati il soggetto e lo stile.

All’altezza di mt. 3,00 su apposita base del Giglio, viene collocata la statua del Santo, nella Domenica della sua festa. Di preciso non si sa come e quando il Giglio sia stato introdotto a Recale. I nostri anziani dicono che da principio lo preparava un nostro compaesano chiamato Mastu Titto, ossia il sarto Giovanni Battista. Però questo Giglio era di modeste proporzioni, di altezza quasi uguale ai tetti delle nostre case e rivestito di drappi. Lo si costruiva in occasione della festa di S. Antimo e lo si rifaceva a S. Antonio, e rimase quello di S. Antimo.

Dopo Mastu Titto, il GIGLIO fu costruito dal Signor Francesco Grauso da Piccianiello (1887). Il primo Giglio grandioso e solenne, simile a quello che vediamo ora, fu costruito a Recale nel Maggio del 1894, a cura della Commissione degli Agricoltori, opera di Giovanni Sbizzuoco da Nola, padrino del Comm. Vecchione. L’opera allora costò Lire 400 e fu un avvenimento nuovo. Era alto circa mt. 27 ed era ornato con pezzetti di vetro di vari colori, sospesi intorno al Giglio a modo di campanelli, che illuminati dal sole, riflettevano scherzi di luce e di colore, mentre il Giglio veniva portato per le strade cittadine. In seguito i pezzi di vetro furono sostituiti con ornamenti in plastica, raffiguranti nei vari piani gli episodi principali della vita del Santo e del suo Martirio. Il Giglio era costruito dal noto artista Nicola Secchione da Nola e il contratto durava quattro anni.

Nel 1926 il Giglio fu vietato da S. E. Mons. Vescovo F. N. Gabriele Moribondo e fu riconcesso da S. E. Mons. Bartolomeo Mangino nel 1946. Dal 1946 al 1950 il Giglio fu costruito dal valente artista Tudisco Gaetano da Nola. Nei cinque anni il Giglio raffigurò la storia dell’arte (1946-47), il candeliere di Michelangelo (1948), la Guglia principale del duomo di Milano (1949) e l’Anno Santo (1950).
Nel 1951 si è tornato a Vecchione e alla tradizione antica del contratto per quattro anni e con la vita e il Martirio del Santo, istoriato nei vari piani.


Questi ultimi gigli presentano una differenza di costruzione con i primi gigli. Fino al 1926 le varie parti erano inchiodate, e dopo la festa il Giglio, spogliato dell’ornamento, veniva gettato a terra con grande spreco di legno. Ora viene montato a pezzi con viti e poi viene smontato. Qualche volta non si è messo l’asse (il palo) centrale.
Il Giglio viene portato a spalla dai nostri giovani alla cadenza di una caratteristica Tarantella, composta dal maestro Luigi Salzano da Marcianise.

Sempre bello e appassionante riesce il Giglio, che ormai a Recale conta una bella tradizione. In verità fa impressione, specialmente a chi lo vede per la prima volta e ci si sente commuovere nel vedere una massa di 80-90 giovani (la così detta paranza) che, con tanto slancio, portano a spalla questa imponente costruzione, pesante una quarantina di quintali. Ed è veramente commovente nel sapere che fino ad alcuni anni fa parecchi forestieri venivano il Sabato a legare il fazzoletto alle sbarre per prenotarsi il posto e che molti portavano il Giglio a spalla ignuda. Anche oggi molti nostri paesani fanno lo stesso. La folla accorre anche dai paesi vicini. Nel 1951 alcuni signori in macchina targata (FI) (Firenze) alle 2 di notte vennero a Recale per vedere il Giglio e poi chiesero le fotografie.

Recale è contenta del Giglio. Quale gioia già si denota quando pochi giorni prima della festa arriva il Giglio in pezzi. Tutta Recale si ridesta, esce dalle case, si riversa nelle vie; si nota sul volto di tutti la gioia, perché è la festa del Protettore. Quando si innalza il palo centrale, si sente anche da lontano la voce del Capomastro che grida: “ Oh! forza, oh natuppoco! oh! tira ‘ncoppa, oh! venga!”. I ragazzi non vedono l’ora che l’ossatura venga completata per darvi la scalata e riempire l’aria delle loro voci allegre. Chi sa quanta nostalgia nei cuori dei nostri uomini, quando anch’essi, nella loro verde età, potevano saltare e salire sul Giglio! I ragazzi sono stati sempre uguali e quello che fanno ora i nostri piccoli l’abbiamo fatto pure noi e possiamo pensare che l’abbiano fatto anche i nostri anziani: la vita è una ruota e i più piccoli spingono i più grandi.